NELLA PANCIA DELLA BALENA. (Una risposta a Galli della Loggia)

di Stefano Ceci

Source: medium.com

Dal generico starnazzare “il turismo è il petrolio dell’Italia” siamo passati direttamente al lamento funebre di Galli della Loggia: “il turismo è il veleno dell’Italia”, con annessi servizi nei Tg.

Possibile che banalità pronunciate da chi capita per caso nei paraggi del turismo, lascino il passo allo sciapo riflettere di uomini colti che combattono l’insostenibile buzzurragine del loro prossimo?

Complice l’accelerazione internettiana (dal peer to peer alla sharing economy), siamo stati obbligati a ri-comprendere nel discorso turistico significati quali: identità, ospitalità, condivisione, esperienza, responsabilità.

Questo è bene e dobbiamo considerarlo un risultato ma conduce con sé, inevitabilmente, la questione della sostenibilità che ci coglie nella quasi totale carenza di mezzi per affrontarla e con la cultura collettiva di cui sopra.

L’assenza di strumenti di semplificazione e di governance non è solo riconducibile alla frammentazione delle competenze (diciannove Regioni e due Province Autonome), sconta infatti (come in ogni paese con modesta coscienza del bene comune) gli interessi corporativi, l’ingerenza dei corpi intermedi ed ogni altra infiltrazione a piacere fino al personalismo. A ciò corrisponde la difficoltà di innervare l’attività legislativa e di governo, ad ogni livello, con una adeguata azione di sistema capace di tenere in considerazione i molteplici fattori che concorrono a definire e regolare l’economia turistica.

E’ bene ricordare come la carta geografica delle presenze e della spesa turistica sia, nel nostro Paese, quella di sempre e che nel frattempo poco o nulla sia stato fatto per realizzare le infrastrutture (materiali e immateriali) atte favorire la fruibilità dell’immenso patrimonio nazionale.

E’ chiaro. Qualcosa ci è sfuggito di mano.

La crescita turistica si è trasformata in un incontrollabile transito di umani e occupazione di spazio, dalle calle di Venezia al cemento dei litorali, e ora ci si chiede come può essere domata nell’epoca della connessione totale.

Sostenibile è ciò che si percepisce come unico e fragile, avvicinabile con cautela e conquistato con un minimo di fatica vitale. Insostenibile è ciò che eccede, guasta, confonde, sgorbia e depista, che si percepisce come dovuto, scontato, istantaneo. Se la sostenibilità prevede un’insostenibilità da combattere, definire cosa è sostenibile e cosa è insostenibile prevede la battaglia per recuperare qualcosa che abbiamo perso.

Cosa?

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