CULTURE FOR ALL | Il Kosovo riparte dalla cultura

Alessandro Bollo, docente di marketing al Master MEC e leader group della commissione di esperti nominata dall’Unione Europea nell’ambito del programma “Culture for All”, racconta i tratti salienti della strategia di sviluppo culturale elaborata per il Kosovo.

Costruire sulla crosta della terra è difficile, ricostruire sulla crosta dell’uomo è quanto mai ardimentoso. Soffiando via le polveri belliche di una decennale guerra, il Kosovo rappresenta un virtuoso esempio dove l’abulia lascia il posto alla partecipazione attiva. Per rendere la cultura un elemento identitario e un fattore di crescita e sviluppo del Kosovo, l’Unione Europea ha deciso di lanciare il programma “Culture for All”, oggi giunto alla sua terza e conclusiva fase.

Culture for All è finalizzato alla costruzione di una struttura di capacity building cui il Kosovo può appoggiarsi per la fioritura di scambi, collaborazioni, partnership virtuose in ambito europeo. All’interno di questo quadro progettuale, lo Stato ha individuato la via per delineare delle politiche culturali di sviluppo a lungo termine.

Il Kosovo è oggi una realtà strategica dal punto di vista geopolitico in quanto crocevia di una fortunata convergenza di uffici di controllo europei e americani. Tuttavia, resta logorato da conflitti molto forti, soprattutto nell’area balcanica, e impegnato in un’ancora controversa battaglia per l’indipendenza e il riconoscimento internazionale.

La convivenza di lacerazione sociale e germinazione geopolitica ha favorito, negli anni, la fioritura di una interessante scena artistico culturale i cui esiti trovano circuitazione in ambito europeo.

Nel 2015, la Biennale di Venezia ha dedicato un intero padiglione al Kosovo e l’estate del 2016 ha visto le sale del MAXXI di Roma ospitare le opere dell’artista kosovaro Sislej Xhafa che presenzierà anche a Autostrada Biennale 2017, importante biennale di arte contemporanea dell’area balcanica che ospita artisti di provenienza internazionale. La stessa produzione cinematografica e audiovisiva trova stimolante espressione in DokuFest, film festival internazionale di ampia risonanza.

È dalla necessità di sorreggere con strutture adeguate queste nuove espressioni culturali che, dentro il quadro progettuale previsto da Culture for All, il Kosovo ha inteso impegnare una commissione di esperti europei (composta da Luca Bergamo, Alessandro Bollo e Annalisa Cicerchia) nello sviluppo di un piano culturale innovativo su base quinquennale che attende di esser convertito in norma.

1. Respect for cultural human rights, cultural diversity and access for all to culture.2. Recognition that culture has an intrinsic value, but is also a means of achieving social and eco<<L’innovazione è nella stessa vision del piano operativo: – spiega Bollo –  Guardare alla cultura non come settore ma come ingranaggio del motore di sviluppo del Kosovo che lavori sui temi dell’inclusione e della partecipazione attiva. L’intento è quello di offrire alle nuove generazioni un lettura della cultura come elemento di innovazione che migliori i comportamenti delle persone e delle organizzazioni>>. Si tratta di uno strumento di policy molto innovativo che mira non solo a sviluppare il consumo culturale ma anche a mettere in campo una serie di strategie di cura della cultura. Il tutto finalizzato a un incremento dell’economia e della coesione sociale.

Se la visione appare innovativa, altrettanto importanti sono le linee guida proposte nel piano di sviluppo culturale. Queste mirano a difendere e riconoscere i diritti culturali come diritti umani in un contesto minato in cui forte è ancora la necessità dell’affermazione di alcuni diritti fondamentali.

1. Respect for cultural human rights, cultural diversity and access for all to culture.2. Recognition that culture has an intrinsic value, but is also a means of achieving social and ecoPer riuscire in tal senso, il piano di sviluppo agisce alla radice, lavorando sulla connessione fra cultura, educazione e formazione. <<Normalmente– nota Bollo – nei processi di strategia culturale non esiste un dialogo fra cultura ed educazione, banalmente perché i due ambiti afferiscono a ministeri differenti. Ma in un Paese in ricostruzione in cui  l’investimento è sulla next generation,  occorre intervenire sulla dimensione curriculare della scuola dell’obbligo, aumentando la quantità di ore dedicate alla cultura e favorendo una maggiore relazione fra vita extra-scolastica e mondo culturale. Non solo avvicinare la formazione alla cultura ma anche sviluppare competenze creative. Riconoscere il patrimonio, prendersi cura della cosa pubblica, leggervi elementi di integrazione e cittadinanza attiva>>.

Proprio per preservare e sviluppare una integrazione culturale, a partire dalla tutela delle proprie minoranze, il Kosovo va a posizionarsi come promotore desideroso di scambi generativi e inclusivi a livello culturale. <<La cosa interessante – conclude Bollo –  è che in Europa sono molto rare le strategie per la cultura. Il fatto che sia il Kosovo a proporne una è un segnale interessante di valorizzazione dell’elemento cultura>>.

 

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