LO STILE DELLA CASA | Buone pratiche di Alta formazione in Università Cattolica – intervista a Luca Monti

Oggi 5 aprile, alle ore 15.00 presso l’aula SA327 Malinverni (via S.Agnese, 2 Milano), si terrà un incontro per fare il punto sui modelli e le best practices che nascono e si sviluppano nei diversi Master dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Luca Monti, fra i Tutor Eccellenti dell’UC e coordinatore del Master MEC, racconta Lo stile della casa, un percorso che indaga le qualità distintive della formazione dell’Ateneo.


Cos’è lo Stile della Casa?

Da qualche anno l’Università Cattolica si interroga sulla qualità distintiva della formazione, in particolare dei Master e dei Corsi di Alta Specializzazione che sono accanto alle lauree magistrali ma che hanno un margine di lavoro più libero perché sono dei percorsi specifici e collegati a immediati sbocchi lavorativi. Questo percorso di indagine è quanto abbiamo denominato – a seguito di un intenso lavoro con alcuni tutor – “Lo Stile della casa”: una modalità di favorire i processi di apprendimento e trasfigurazione dei corsisti all’interno del più ampio contesto dell’Università Cattolica.

Un elemento considerato come pratico e distintivo è stato l’inserimento del tutor in aula, una figura di riferimento che fosse a sorvegliare tutto il percorso formativo dei master, a fare da legame tra la faculty, la segreteria amministrativa e gli studenti. Il tutor è l’elemento che accomuna i tanti master della Università Cattolica del Sacro Cuore. Il tutor può essere junior, ovvero uno studente che governa molto di più la classe e che cerca di agevolare il sistema con cui lo studente studia. C’è poi il tutor senior che spesso arriva ad acquisire il ruolo di coordinatore generale all’interno dei master. Questi sorvegliano, anche e soprattutto, la fase finale e più sensibile dei master che è quella dello stage, agevolando un sistema per cui ci sia sempre di più una relazione molto stretta fra le aziende che chiedono stage e gli studenti che devono farlo (colloqui individuali, relazione con l’azienda, monitoraggio nel corso dell’attività di stage).

Tutta l’università è stata coinvolta nella creazione di questo “stile della casa”.  Da primi incontri seminariali, sono stati selezionati circa cinque master che potessero fungere da base per la costruzione di una ricognizione dell’esistente che non voleva imporsi come modello. Questi master pivot (Ideazione e progettazione di eventi culturali – MEC, Progettare cultura. arte, design, imprese culturali, Management Agro-alimentare – SMEA, Neuroscienze cliniche, Comunicazione musicale) sono diventati parte di un percorso a parte per cui per un anno, noi tutor ci raccontavamo le nostre esperienze interagendo rispetto a quanto avveniva in aula.

Abbiamo individuato delle fasi. Innanzitutto l’importanza della selezione, gli asset di valutazione in itinere e finale (esami, project work, lavori di gruppo), set di apprendimento e una fase di chiusura (ovvero selezione dello stage e cosa accade dopo). Un primo volume di atti de “Lo stile della casa” ha fatto il punto su questo processo mentre  un secondo libro si è concentrato sugli artefatti, ovvero su quegli strumenti che all’interno di ogni singolo master sono utilizzati per semplificare il lavoro.

Cosa succede, dunque, oggi?

Si tiene un incontro di presentazione di un breve percorso formativo, pensato per tutor e coordinatori, nel quale raccoglieremo anche gli eventuali fabbisogni e richieste che emergano dalle esperienze specifiche dei Master.

Negli ultimi mesi, il lavoro con i tutor si è focalizzato sulla raccolta dei modelli e delle best practices che nascono e si sviluppano nei diversi corsi Master del nostro Ateneo. Da questo lavoro sono emerse alcune linee di attività e alcuni strumenti di lavoro che riteniamo sarebbe importante condividere in particolare con i collaboratori/tutor che hanno intrapreso l’attività più di recente. Pensiamo possa risultare utile e prezioso curare la preparazione dei nostri tutor, trasmettendo loro la ricchezza di esperienze e strumenti sviluppati in questi anni di lavoro.

Per approfondimenti leggi Il setting di apprendimento di Luca Monti e Ivana Vilardi.

 

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