COMUNICAZIONE D’IMPRESA | Unicredit Pavilion, quando il mettere in comune incontra l’architettura.

 

Serena Massimi, direttrice dell’Unicredit Pavilion e ospite a Master Open 2017, racconta le strategie di comunicazione d’impresa del gruppo bancario.

<<I semi cadono sulla terra e le radici si infiltrano nel terreno per radicarsi e crescere e vegetare. I semi hanno una pelle che li ricopre e protegge un cuore vivo, vitale, fertile. C’è dentro l’essenza della vita e la magia di quelle materie che si trasformano e rigenerano quello delle quali sono state generate>> Michele De Lucchi.

Il seme in questione è l’Unicredit Pavilion, parte integrante di una vincente e rinnovata strategia di comunicazione d’impresa dell’omonimo gruppo bancario. Inaugurato nel 2015, lo spazio polifunzionale nasce e vive come luogo atto a ospitare cultura e comunità.

La struttura, progettata da Michele De Lucchi, brandisce nella sua ontologia un richiamo alle prospettive, una vocazione a volersi impiantare su imbastiture che attraversano poli estremi.

Estremi che muovono dal sotto al sopra, in quanto il Pavilion è <<un edificio su un edificio che già esiste quindi non un semplice costruire sulla crosta della terra ma sulla crosta degli uomini>>, afferma De Lucchi.

Estremi che aprono il dentro al fuori, in ragione dei due maxi schermi laterali funzionali a trasmettere all’esterno quanto accade all’interno.

Estremi che  spingono avanti e indietro,  in virtù della vastità di linguaggi e funzioni che lo spazio si presta a ospitare.

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L’andirivieni fra poli opposti è metafora della innovazione che  il gruppo Unicredit ha inteso comunicare con il Pavilion, identificandolo come incubatore di dialoghi fra discipline diverse << Per noi cultura è tutto ciò che contribuisce alla crescita di una comunità-  spiega Serena Massimi  – non solo sostegno alla musica e alle arti ma anche promozione della conoscenza economica e sociale, stimolo allo sviluppo di startup, alla diffusione di nuove tecnologie. Cultura è ospitare un asilo che fa sperimentare l’arte ai bambini in prima persona. La somma di tutto questo per noi significa “operare culturalmente”>>.

Il “seme di UniCredit”  è un ponte fra banca, comunità e città. Nelle strategie del gruppo risiede la volontà di integrarsi con le realtà già attive nel quartiere e tracciare nuove geografie di connessioni urbane.

<<Il Pavilion ha ospitato una serie di attività promosse da Zona K ed è un palcoscenico a disposizione della città>>, aggiunge Massimi sottolineando come la propensione all’apertura sia richiamata anche da una politica di accessibilità: << La quasi totalità degli eventi ospitati dal Pavilion non prevede il pagamento di un titolo d’ingresso. Abbiamo deciso in questo senso per più ragioni. Innanzitutto per garantire una accessibilità alla cultura, soprattutto per le generazioni più giovani. Secondario ma non ininfluente è un altro aspetto: siamo un gruppo bancario, l’idea di dover dar soldi a una banca crea un po’ di resistenza e non è quello che vogliamo comunicare>>.

Il Pavilion è, dunque, emblema di una scelta imprenditoriale di un nuovo modo di vivere l’equilibrio tra impresa e città, la sintonia tra uomo e ambiente. Se, come sosteneva Savinio, l’architettura è lo specchio del tempo e in questa si riflettono le facce di un’epoca, gli umori pure, i costumi e i pensieri più segreti del tempo, è proprio a partire dall’impianto architettonico del Pavilion che si scorge un rimando a una nuova tendenza in ambito di comunicazione d’impresa, tutta tesa a una cura del patrimonio culturale e urbano.

 

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